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La cicala e la formica

C’era una volta una cicala che allegramente cantava nella campagna. Le giornate estive erano così belle e calde e passeggiare era davvero rilassante.

Nel frattempo, invece, una formica era tutta intenta a preparare le provviste per l’inverno.

La Formica e la Cicala

La cicala la vedeva affannarsi a raccogliere briciole senza sosta e a lei sembrava una cosa così noiosa e stancante. Così le disse “Ciao formica, perché non ti vieni a riposare un po’? Divertiti come faccio io”

La formica sapeva che sarebbe stato bello non fare nulla e vagare per la campagna allegra e spensierata ma sapeva anche che dopo l’estate arriva l’inverno. Quando le giornate diventano fredde e la pioggia aumenta, trovare cibo diventa difficile. Per questo doveva approfittare dell’estate per mettere da parte quante più cose da mangiare possibili per affrontare l’inverno.

Così continuò a lavorare.

Intanto il tempo passava, le giornate diventavano sempre più buie e fredde e in campagna non era possibile trovare più nulla da mangiare. 

La formica era al calduccio e aveva una dispensa piena di cose buone e poteva finalmente godersi un po’ di meritato di riposo.

La cicala, invece, era tutta infreddolita e affamata ed era costretta a vagare per la gelida campagna alla ricerca di qualche piccola briciolina da mangiare. Allora si ricordò della formica che in estate aveva lavorato tanto ma ora non doveva preoccuparsi del freddo e della fame.

Così la cicala capì che la formica aveva avuto ragione e si pentì di non aver seguito il suo esempio.

Cicala Fedro

Versione Originale (tradotta in latino da Fedro)

Olim garrula cicada in frondosa silva canebat, laboriosa formica autem assidue laborabat.

Cicada formicam videt et bestiolae industriam ita vituperat: “Stulta formica, cur vitam tuam in opera dissipas? Ego contra in umbra requiesco, vitam laetam et sine curis ago et agricolas delecto”.

At sedula formica cicadae pigritiam contemnit, nec insolentiam curat, sed in sua opera perseverat.

Cum autem hiemens venit propter pristinam industriam formicae magna copia micarum est et cum laetitia vivit; cicada, contra, neglegentia sua escas non habet et in miseria est.

Tunc formicam implorat: “Da mihi, quaeso, paucas micas quia famelica sum”.

Sed improvidae cicadae formica respondet: “Antea canebas, nunc salta!”.

Traduzione Letterale in italiano

Un tempo una cicala chiacchierona cantava in una selva, mentre una formica laboriosa lavorava assiduamente.

La cicala vide la formica e in questo modo criticò il lavoro della bestiola: “Stolta formica, perché sprechi la tua vita nel lavoro? Al contrario, io mi rilasso all’ombra, vivo una vita lieta e senza preoccupazioni e faccio rallegrare i contadini”.

Tuttavia la diligente formica disprezzò la pigrizia della cicala e non badò alla sua insolenza ma perseverò nel suo lavoro.

 

Però quando giunge l’inverno, grazie al suo precedente impegno, c’è grande abbondanza di briciole e la formica vive con letizia; la cicala, al contrario, a causa della sua negligenza non ha cibo e si trova in uno stato di miseria.

Allora implora la formica: “Dammi poche briciole, per favore, poiché sono affamata”.

Ma la formica risponde alla cicala sprovveduta: “Prima cantavi, ora balla!”.